Il mercato invernale della Lazio ha preso una direzione chiara e preoccupante. Altro che rilancio o rinforzi: a Formello si respira aria di smobilitazione, con diversi giocatori pronti a fare le valigie e un allenatore che ha ormai smesso di illudersi. Maurizio Sarri osserva, prende atto e va avanti, ma senza nascondere il disagio.
Dopo un inizio di gennaio che lasciava presagire movimenti importanti, la realtà è stata ben diversa. Le aspettative del tecnico e dei tifosi si sono scontrate con una gestione prudente, se non rinunciataria.
Romagnoli e gli altri big pronti all’addio
Il nome più pesante in uscita è quello di Alessio Romagnoli. Il difensore centrale è tentato dall’offerta dell’Al Sadd di Roberto Mancini. La distanza tra domanda e offerta esiste, ma non è incolmabile. Romagnoli è deluso per le promesse di rinnovo mai mantenute e valuta seriamente l’addio alla squadra del cuore.
Sarri sarebbe contrario alla sua partenza immediata, ma davanti alla volontà del giocatore e alle esigenze societarie ha margini di manovra limitati.
Situazione diversa, ma comunque indirizzata all’uscita, per Nuno Tavares. Il portoghese è scivolato indietro nelle gerarchie, non si è adattato al 4-3-3 e sente conclusa la sua esperienza biancoceleste, nonostante il rifiuto recente a una destinazione estera.
Mandas, Dele-Bashiru e gli altri dossier aperti
In lista partenza c’è anche Mandas, chiuso da Provedel e alla ricerca di maggiore continuità. Per Dele-Bashiru sono arrivati sondaggi dall’estero, con interessamenti sia turchi sia inglesi, anche se il centrocampista non appare pienamente convinto.
Attenzione poi alle posizioni di Dia e Noslin. Il primo è ancora legato a una formula complessa e potrebbe diventare una pedina utile per fare cassa. Il secondo rischia di tornare ai margini dopo aver ritrovato spazio nell’ultimo periodo: una sua cessione libererebbe spazio per un innesto offensivo più giovane.
Sarri senza più illusioni
Il punto centrale resta però Maurizio Sarri. Il tecnico toscano sperava in un approccio diverso, soprattutto dopo essere stato richiamato per aprire un nuovo ciclo. Invece, vede la squadra smontata pezzo dopo pezzo.
Le sue parole dopo l’ultimo ko sono state emblematiche: il mercato lo fa la società, lui allena chi resta. Senza veti, senza condivisioni reali, senza potere decisionale. Una sensazione di déjà-vu che richiama quanto vissuto due anni e mezzo fa.
Sarri andrà avanti fino a giugno, ma lo farà per dovere, non per convinzione. E l’idea che il suo ritorno potesse cambiare il modo di operare del club appare ormai definitivamente tramontata.
