Il tempo cambia tutto, anche i rituali della domenica sera. C’è stato un periodo in cui bastava una sigla per fermare il telecomando, un appuntamento fisso che sapeva di casa, di calcio raccontato con garbo, ironia e competenza. Oggi quel rito resiste, ma rischia di perdersi nella notte, lontano da un pubblico che meriterebbe di ritrovarlo prima di spegnere la luce.
Pressing Mediaset e calcio in tv: un’istituzione che rischia l’oblio
Per anni Pressing è stato molto più di una semplice trasmissione sportiva. Su Mediaset, il programma ha rappresentato un punto di riferimento per il calcio italiano, attraversando epoche e generazioni. Prima con Marino Bartoletti, poi con la coppia formata da Raimondo Vianello e Massimo De Luca, Pressing ha saputo raccontare il pallone con equilibrio, autorevolezza e uno stile riconoscibile.
Era il calcio della domenica sera, quello che si commentava a caldo ma senza urlare, quello che faceva ascolti importanti perché parlava a tutti: tifosi, famiglie, appassionati. La tv del Biscione aveva trovato una formula vincente, capace di unire intrattenimento e analisi in un prodotto solido e popolare.
Ascolti Mediaset e Pressing in seconda serata: una scelta da rivedere
Oggi però qualcosa si è incrinato. Pressing, su Mediaset, è stato progressivamente spostato sempre più avanti nella programmazione. Dalla seconda serata si è arrivati, nelle ultime domeniche, addirittura all’1.30 di notte. Una collocazione che pesa sugli ascolti e che rischia di svuotare di senso un programma storico.
Il calcio è cambiato, è vero. Sono cambiate le abitudini, i linguaggi, le piattaforme. Ma relegare Pressing a notte inoltrata significa rinunciare in partenza a una fetta enorme di pubblico. È davvero questa la strada giusta? Caro Pier Silvio Berlusconi, non è forse il momento di restituire dignità oraria a un appuntamento così importante per la storia della tv Mediaset?
Anticipare Pressing non sarebbe solo una scelta nostalgica, ma una mossa editoriale intelligente: valorizzare un brand forte, riconoscibile, che ha ancora molto da dire al calcio italiano e ai suoi tifosi.
Storia Pressing e programma Mediaset: dalle origini al mito televisivo
La storia di Pressing affonda le radici nei primi anni Novanta, quando Mediaset decide di creare un programma televisivo capace di raccontare il calcio in modo innovativo rispetto ai classici contenitori sportivi del tempo. L’esordio avviene nel 1990, in un’epoca in cui la tv generalista era ancora il principale punto di riferimento per gli appassionati.
Il volto simbolo delle prime edizioni è Marino Bartoletti, che imprime a Pressing uno stile sobrio, elegante e autorevole. Con il passare degli anni, il programma Mediaset evolve e trova una nuova identità con la conduzione di Raimondo Vianello, affiancato dallo storico giornalista Massimo De Luca. È questa la fase più iconica di Pressing, quella entrata nell’immaginario collettivo del calcio in tv.
Negli studi di Pressing si alternano opinionisti, allenatori, ex calciatori e giornalisti, in un format che mescola analisi, ironia e racconto, diventando un appuntamento fisso della domenica sera. Per anni il programma registra ascolti importanti, consolidandosi come uno dei prodotti sportivi più riconoscibili del palinsesto Mediaset.
Nel corso del tempo Pressing ha cambiato rete, collocazione e formula, adattandosi alle nuove esigenze della televisione e del calcio moderno, ma senza mai perdere il proprio DNA. Proprio per questo la sua attuale collocazione notturna appare come una contraddizione rispetto alla storia di Pressing, un marchio che ha fatto la storia del calcio in tv e che meriterebbe ancora oggi uno spazio all’altezza del suo passato.
