Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini, c’eravamo tanto amati?

È già finita la luna di miele tra l’ex allenatore testaccino prestato alla scrivania e il tecnico giallorosso. Galeotta, pare, l’eliminazione – inattesa – dall’Europa League per mano di un modestissimo Bologna.

Da lì è venuto giù tutto. Non solo il risultato, ma l’equilibrio. Mesi di tensioni, attriti, incomprensioni tenuti insieme più per necessità che per convinzione sono riaffiorati in poche ore. Per il bene della squadra, si dirà. Più semplicemente, per non smentire un progetto nato tra proclami e aspettative sproporzionate.

Nei piani dei Friedkin, questa doveva essere la stagione della svolta. Un trofeo, almeno. Magari qualcosa di più, giusto in tempo per il centenario.

Poi, come sempre, la realtà.

Perché tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E qui il mare è fatto di un mercato sbagliato (Massara, ci senti?) e di una squadra che si è abituata troppo in fretta a galleggiare. Senatori senza più strappo, leadership consumata, ambizione a intermittenza.

E alla fine della fiera, tra Gian Piero Gasperini da Grugliasco (quindi cattivo) e Claudio Ranieri da Testaccio (quindi buonissimo, quasi santo), ne resterà soltanto uno. E non è difficile immaginare chi dei due, alla fine, conserverà il proprio armadietto a Trigoria.

Via alle danze. Riparte il rituale: toto-allenatore, casting, voci, telefonate. Conte, Farioli, magari De Rossi.

Perché sulla sponda giallorossa del Tevere non cambia mai davvero nulla: si cambiano i nomi, si aggiornano le promesse, ma il finale è sempre lo stesso.

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