Essere primi in classifica è motivo d’orgoglio, ma non deve diventare un alibi. Il Milan che ieri ha pareggiato 2-2 contro il modesto Parma ha mostrato ancora una volta il suo doppio volto: quello spavaldo e convincente della prima mezz’ora, e quello distratto e superficiale di una squadra che, una volta in vantaggio, si è spenta troppo presto.
La partita: un film già visto
I rossoneri erano partiti bene, trovando il vantaggio al 12’ con Saelemaekers, bravo a sfruttare un’indecisione della difesa gialloblù. Poi il raddoppio, al 25’, firmato da Leão su rigore. Da lì, però, si è spenta la luce. Il Parma ha accorciato le distanze con Bernabé poco prima dell’intervallo e ha trovato il pareggio nella ripresa con un colpo di testa di Delprato.
Nel secondo tempo, il Milan è sembrato irriconoscibile: lento, impreciso, incapace di gestire ritmo e spazi. Il Parma, al contrario, ha giocato con entusiasmo e coraggio, approfittando di una squadra che si è illusa di avere la partita in mano dopo mezz’ora. Nel finale, anzi, sono stati gli emiliani ad andare più vicini al colpaccio.
Il male cronico del Milan: soffrire contro le piccole
È un problema che si ripete. Il Milan sa esaltarsi contro le grandi, ma soffre terribilmente le squadre di bassa classifica. Appena cala l’intensità, mancano idee, concretezza e soprattutto fame. Non è un caso che proprio contro le “piccole” siano arrivati i passi falsi più pesanti della stagione.
La squadra di Allegri non riesce ancora a “sentire” la partita nei momenti chiave. Una volta in vantaggio, il Milan smette di fare male, si rilassa, arretra e lascia campo. È un atteggiamento che tradisce mancanza di maturità, quella che distingue chi lotta per lo scudetto da chi lo vince davvero.
Un primo posto fragile
Il primato resta, ma il segnale è chiaro: questo Milan, se vuole restare in vetta, deve imparare a gestire e chiudere le partite. Il talento c’è, la qualità pure, ma il salto di mentalità ancora no. Servirà più cattiveria, più personalità e la consapevolezza che in Serie A non esistono partite “facili”. Per ora, il Milan resta primo. Ma se non impara a dominare le piccole, rischia che siano proprio loro – ancora una volta – a fargli perdere qualcosa di molto più grande.
