La settimana nera tra campionato e coppe ha riacceso il dibattito in casa Juventus. Dopo gli errori contro Inter, Galatasaray e Como, il futuro di Michele Di Gregorio è finito al centro delle riflessioni dirigenziali.
Luciano Spalletti ha provato a difendere il suo portiere, parlando di responsabilità collettive. Ma la sensazione è che il club stia ragionando su un cambio strutturale tra i pali in vista dell’estate 2026.
Non solo per le incertezze dell’ex Monza, ma anche per un reparto destinato a cambiare: Perin potrebbe cercare continuità altrove, mentre Pinsoglio valuta il ritiro.
Vicario e Carnesecchi, le prime scelte
Sfumata la pista Maignan, la Juventus avrebbe ristretto il cerchio a due nomi principali: Guglielmo Vicario e Marco Carnesecchi.
Vicario, attualmente al Tottenham, sarebbe disposto a tornare in Serie A per rilanciarsi in un contesto di vertice e restare centrale nelle valutazioni della Nazionale. Il contratto fino al 2028 complica l’operazione, ma con la volontà del giocatore si potrebbe trattare su una base intorno ai 30 milioni di euro. Attenzione però alla concorrenza dell’Inter, che valuta il dopo-Sommer.
Carnesecchi rappresenta l’alternativa altrettanto ambiziosa. Il portiere dell’Atalanta si è confermato tra i migliori della Serie A per rendimento e personalità. La valutazione è alta, tra i 30 e i 40 milioni. Operazione possibile solo con qualificazione alla Champions e con un’uscita importante in rosa.
Le alternative per il ruolo di secondo
Se dovesse partire Perin, la Juventus dovrà individuare anche un vice affidabile. La lista è ampia: Ivan Provedel, Wladimiro Falcone, Federico Ravaglia, Lorenzo Montipò e Emil Audero sono tra i profili monitorati.
Si tratta di portieri con esperienza in Serie A, pronti a garantire affidabilità e, all’occorrenza, continuità.
Un’estate decisiva
Il tema portiere potrebbe essere il primo dossier sul tavolo della dirigenza al via del mercato estivo. La Juventus sa che la stabilità tra i pali è fondamentale per costruire una squadra competitiva.
Di Gregorio non è l’unico responsabile del momento difficile, ma quando una grande club inizia a interrogarsi sul proprio numero uno, significa che qualcosa si sta muovendo davvero.
