Il Milan continua a essere fedele al suo copione stagionale: squadra buona, a tratti ottima, ma incapace di chiudere le partite. Il killer instinct non abita qui. Anche ieri sera, a Parma, si è fiutato l’odore del sangue, ma nessuno ha avuto il coraggio di affondare i denti.
Contro Napoli e Roma erano arrivate vittorie meritate, ma sempre con il fiatone. Occasioni sprecate, gestione emotiva fragile e una sensazione costante di incompiutezza. Il pareggio al Tardini è solo l’ennesimo capitolo di una storia già vista contro Cremonese e Pisa: partite da vincere, punti lasciati per strada.
Un problema più mentale che tecnico
Il problema non è solo tecnico. È mentale. Leão e Saelemaekers sono lo specchio di questo Milan: talento intermittente, testa altrove. E se i tuoi esterni offensivi si accendono e si spengono come luci di Natale, il blackout è dietro l’angolo.
Loftus-Cheek ed Estupiñán, ex Premier League, dovrebbero dominare contro le “piccole”. Invece si eclissano. La differenza che dovrebbero fare resta sulla carta.
Modric resta un faro anche nei momenti grigi

Modric, anche in serata opaca, resta clamoroso. A 40 anni, meno brillante del solito, ma sempre superiore. Da clonare, se solo si potesse.
Applausi al Parma e al suo progetto giovane
Dall’altra parte, applausi al Parma. Progetto giovane, quasi da PC Calcio: il più “anziano” in campo è Cutrone, classe ’98. In panchina, un allenatore giovanissimo, ex vice di Arteta, che ha portato idee, coraggio e identità.
Bernabé, Troilo e Pellegrino sono nomi da segnare. Tutto ciò sotto lo sguardo attento di Mister Sacchi in tribuna, che sicuramente avrà preso appunti.
