Antonio Sorrentino racconta la rinascita del club belga e la sfida da sogno contro l’Inter: “Un calcio romantico, popolare e senza debiti. L’Union è una favola che non finisce mai.”
Alla vigilia di una notte di Champions che profuma d’Europa e di romanticismo calcistico, Antonio Sorrentino – storico collaboratore di MonzaNews e tifoso dichiarato dell’Union Saint-Gilloise – ci accompagna dentro una delle storie più affascinanti del calcio moderno. Un club piccolo, antico e popolare, risorto dopo decenni di oblio per ritrovare la gloria in Belgio e sfidare ora l’Inter nel palcoscenico più prestigioso.
Antonio, partiamo dall’inizio: da dove nasce la tua passione per l’Union?
«Da una notte di febbraio, viziata da febbre! Io, che non amo fiction o film, mi sono imbattuto in una Serie Dazn intitolata Allez l’Union: raccontava in 5 episodi la stagione 2021/2022, prima in Serie A a mezzo secolo di distanza. Al di là dei risultati sportivi (primo posto nella regular season, titolo sfumato ai Play Off), mi sono innamorato di un contesto insieme popolare e storico: se non sbaglio, l’introduzione riprendeva il coro gialloblu più famoso, quello che alla fine dei 90′ di gioco la squadra restituisce alla tifoseria, declamato per l’occasione da un personaggio che col tempo ho scoperto essere Fabrizio Basano, loro memoria storica».
Ci racconti brevemente la storia incredibile di questo club?
«Quest’aspetto mi ha gasato più dei campionati da big: l’Union è la terza squadra più titolata del Belgio, ma le sue vittorie si erano arenate al 1935. Faccio spesso un paragone, risalendo al calcio dei Pionieri: per i lontani successi e la lunga cesura dal calcio che conta, l’Union profumava di Genoa e Pro Vercelli. Autore dell’impresa Felice Mazzu, figlio di un minatore di Calabria: con la promozione tutto è sgorgato naturale, come per esempio esordire battendo a domicilio l’Anderlecht 3-1 (una dolce prassi, è stato perso un solo derby su 15) o issarsi sino ai quarti di Europa League.

La svolta? Dopo che l’ex interista Cocchiere contribuì a salvarsi dalla D e l’ex monzese Brncic arpionò la C, l’avvento del proprietario del Brighton Tony Bloom, che ha sviluppato una struttura efficace e snella su algoritmi e sostenibilità, ossia player trading. Entusiasmo e senso della storia si sono rinnovati, in bacheca una Coppa (1-0 all’Anversa), una Supercoppa (2-1 al Bruges) e lo Scudetto 2024/2025».
Veniamo all’attualità: la Champions in qualità di campioni nazionali. Possiamo presentare la sfida all’Inter come una sorta di “Davide contro Golia”?
«Sì, decisamente! Stavolta i Play Off hanno ribaltato la situazione e da terza l’Union ha messo in fila nove vittorie e un pareggio: il 12° titolo significa appunto accesso diretto al Torneo delle Stelle, sfumato due volte al barrage contro Rangers Glasgow e Slavia Praga.
La prima notte in Europa? Un sogno, Eindhoven espugnata 3-1 con la serpentina di El Hadj come fiore all’occhiello. Poi il Newcastle ha banchettato 4-0 a Bruxelles e la sequenza Inter-Atletico-Galatasaray-Marsiglia-Bayern-Atalanta pare l’Himalaya.
Non si gioca, aggiungo, al Parc Duden, il caratteristico campo dell’Union, che non rispetta i requisiti UEFA, ma che contribuisce e non poco all’hype del club: sito in un parco, è patrimonio artistico e architettonico nel solco dell’Art Déco. L’Inter sbarcherà nel più capiente e funzionale Lotto Park, casa dei rivali bianco-malva: l’affitto per la serata è di 250 mila euro. L’Union non è certo la prima per monte ingaggi o valore di mercato in Jupiler League, e l’attenzione al bilancio impera».
Quali sono i punti di forza della squadra belga?
«La connessione speciale tra club e tifosi, che permette di voltare pagina nei momenti grigi o dinanzi alla cessione dei pezzi pregiati e all’acquisto di giocatori che militano in campionati di terza fascia. È in proporzione elevata, tra gli abbonati, la quota rosa e di expat (coloro che lavorano per l’Unione Europea o gli immigrati di seconda generazione): qualcuno può parlare di fenomeno hipster, profetizzare che questa squadra simpatia rientrerà nei ranghi o storcere il naso per l’attenzione ambientale e sociale…
Ma quando un giocatore cambia maglia e se ne va a guadagnare più soldi e lottare per traguardi più alti (spesso le stelle ballano una stagione, esempi sono i vari Undav, Boniface, Amoura, Puertas, Ivanovic da ultimo), il piacere di aver formato un emergente è tutt’altro che sottile. Perché Unioniste un jour, Unioniste toujours».
Non puoi esimerti dal fare un pronostico…
«L’Union è prima, a +3 sul Bruges, squadra che con ogni probabilità ha livello superiore, e arriva da un 3-1 sul Charleroi, ma sta soprattutto tenendo botta con leggerezza all’ennesima ricostruzione.
In estate sono andati via cinque undicesimi della squadra scudettata e durante la sosta per la Nazionale ha scelto Montecarlo Sébastien Pocognoli, l’ambizioso allenatore 38enne che ha plasmato un assetto vincente sulla difesa di ferro. C’è stato un pizzico di disorientamento prima di eleggere il successore, individuato nel tecnico del Leuven David Hubert, altrettanto giovane e altrettanto, si spera, abile tatticamente.
Prevale la continuità di modulo (3-4-1-2), tanto la fiducia dei tifosi nelle linee guida del club è alta. E se sarà pallottoliere nerazzurro, anziché pagina da romanzo, comunque si festeggerà!».
Una favola che resiste al tempo
L’Union Saint-Gilloise non è solo una squadra: è un modo diverso di intendere il calcio. Antonio Sorrentino lo racconta con la passione di chi ama le storie pure, quelle in cui i numeri contano meno dei valori e le vittorie si misurano nella fedeltà. Stasera, al Lotto Park, contro l’Inter, Davide torna a sfidare Golia. Ma comunque vada, per chi vive il calcio come Antonio, l’Union ha già vinto.
