Napoli, il clamoroso retroscena di un ex: “Conte è una persona orribile, ecco perché”

Antonio Conte

Noa Lang racconta per la prima volta i motivi che lo hanno portato a lasciare Napoli dopo appena sei mesi. L’esterno olandese, ancora di proprietà del club azzurro, ha parlato in un’intervista concessa a Espn nei Paesi Bassi, spiegando le ragioni della sua partenza nel mercato di gennaio e chiarendo il rapporto complicato con Antonio Conte.

Parole dirette, senza giri di campo, che aprono uno squarcio su una separazione tutt’altro che serena, ma nemmeno riducibile a una semplice scelta tecnica.

«Non c’è stato feeling con l’allenatore»

Lang non cerca scorciatoie né frasi di circostanza. Il nodo principale è stato il rapporto con l’allenatore. «Non ho avuto feeling con l’allenatore, lasciamo perdere», ha spiegato, lasciando intendere che le divergenze non fossero risolvibili nel breve periodo.

L’olandese ha anche voluto rispondere alle critiche ricevute in patria, dove spesso si è parlato di un suo scarso adattamento. «So che in Olanda spesso pensate che sia colpa mia, ma un giorno si saprà tutto», ha detto, aggiungendo di non voler entrare ora nei dettagli. Una frase che lascia intendere dinamiche interne più complesse di quanto apparso all’esterno.

Il rispetto per il Napoli e il club

Nonostante le difficoltà, Lang ha tenuto a ribadire il rispetto per la società azzurra. «Per ora ho molto rispetto per il club con cui sono sotto contratto. Ho un buon rapporto con quasi tutti nel club», ha sottolineato, evitando di trasformare l’addio in uno scontro frontale.

Il riferimento a un “comportamento politico” che non gli appartiene suggerisce una gestione dei rapporti che il giocatore non ha condiviso, ma senza mai attaccare direttamente dirigenti o compagni. Un modo per chiarire la propria posizione senza rompere definitivamente i ponti.

«Non volevo andarmene dopo sei mesi»

Uno dei passaggi più significativi riguarda la volontà iniziale del giocatore. Lang ha spiegato di non essere arrivato a Napoli con l’idea di andarsene subito. «Io non sono uno che vuole andarsene dopo soli sei mesi», ha dichiarato, respingendo l’immagine di un calciatore insofferente o poco disposto a lottare.

Anzi, secondo il suo racconto, la situazione nello spogliatoio era tutt’altro che negativa. «Al Napoli nove persone su dieci non volevano che me ne andassi. Ero ben inserito nel gruppo, mi allenavo bene ogni giorno», ha spiegato, aggiungendo però un dettaglio chiave: non sempre le sue prestazioni venivano apprezzate.

La questione del trattamento e la scelta finale

Il punto di rottura, secondo Lang, è stato il modo in cui si è sentito trattato. «Bisogna essere trattati in modo equo e io non penso accadesse affatto», ha detto, lasciando intendere una gestione che non riteneva corretta.

Inizialmente, l’olandese aveva pensato di restare e combattere per ritagliarsi spazio. Poi, però, sono entrate in gioco valutazioni più ampie. «In estate ci sono i Mondiali», ha ricordato, facendo capire come la necessità di continuità e visibilità abbia inciso sulla decisione di cambiare aria.

Un addio che lascia interrogativi

Le parole di Lang chiudono il capitolo Napoli senza rancore esplicito, ma con molte questioni aperte. Il suo trasferimento al Galatasaray appare come una scelta dettata più da dinamiche interne che da un fallimento tecnico.

Resta la sensazione di un rapporto mai davvero decollato, tra aspettative alte e incomprensioni mai risolte. E, come suggerito dallo stesso Lang, forse non è ancora stata raccontata tutta la storia.

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