Il mercato dell’Inter si chiude con un voto che racconta più i limiti del contesto che vere e proprie colpe. Per settimane la dirigenza ha sondato il terreno alla ricerca dell’alternativa a Dumfries, un’esigenza chiara, nota e mai davvero risolta. I nomi sono cambiati, il problema no. Da Diaby a Perisic, da Cancelo a Norton Cuffy, l’Inter ha guardato molto e concluso nulla. Non per mancanza di idee, ma per assenza di margine economico.
Senza possibilità di spesa, trovare profili davvero “da Inter” diventa complicato, se non impossibile. E così il mercato si è trasformato in un esercizio di equilibrio: valutare, attendere, rinviare. Una strategia che può avere senso sul piano gestionale, ma che lascia inevase alcune necessità tecniche.
Il nodo Dumfries e le alternative limitate
Il punto centrale resta la fascia destra. Dumfries, che dovrebbe rientrare a fine febbraio, continua a essere l’unico vero titolare nel ruolo. Alle sue spalle, le alternative non entusiasmano. Luis Henrique resta il primo cambio, ma è tutt’altro che un intoccabile. Darmian, rientrato in campo a Cremona, rappresenta una soluzione d’emergenza più che una reale rotazione, affidabile ma con caratteristiche diverse e un utilizzo inevitabilmente limitato.
I profili giovani seguiti, come Jakirovic e Massolin, sono interessanti ma non ancora pronti per essere utili nell’immediato. Nomi da osservare, non risposte per una squadra che deve competere su più fronti.
Il caso Frattesi e la scelta di non toccare la rosa
Il vero bivio del mercato interista è stato Frattesi. La sua cessione avrebbe potuto garantire liquidità per finanziare operazioni in entrata, ma avrebbe aperto un altro problema: trovare un sostituto all’altezza. L’idea Jones è sfumata e, a quel punto, il rischio di indebolire complessivamente la rosa è diventato troppo alto.
La decisione finale è stata quella di non toccare nulla, preservando l’equilibrio di un gruppo che resta competitivo e ancora in corsa per tutti gli obiettivi stagionali. Una scelta prudente, forse inevitabile, ma che racconta un mercato più difensivo che ambizioso.
Bilancio finale
Il voto non è una bocciatura netta, ma nemmeno una promozione. È il riflesso di un mercato di contenimento, in cui la priorità è stata non peggiorare piuttosto che migliorare. L’Inter esce dalla sessione senza rinforzi, affidandosi alla solidità del gruppo e alla speranza che basti per reggere fino in fondo
