Perché Allegri può essere la scelta giusta per il Napoli

A Napoli stanno già partendo i funerali preventivi all’eventuale arrivo di Massimiliano Allegri. Nulla di nuovo: successe anche con Spalletti.

Nell’estate del 2021 gran parte della piazza chiedeva altri profili. Andavano di moda Galtier e Conceiçao, considerati più moderni, più “europei”, più affascinanti. Tre anni dopo, però, il tecnico che ha riportato lo scudetto a Napoli dopo 33 anni è stato Luciano Spalletti, non uno dei nomi romantici inseguiti dalla piazza.

Ed è qui che il tifoso napoletano — a pari merito con quello romanista — mostra spesso il suo lato più estremo: passa dall’entusiasmo alla condanna nel giro di poche ore. Allegri, oggi, viene raccontato quasi come un traghettatore sul viale del tramonto. Ma la realtà è probabilmente meno isterica e più semplice.

Allegri è la miglior scelta possibile in assoluto? No. Se il Napoli potesse scegliere liberamente qualsiasi allenatore del mondo, probabilmente ci sarebbero profili più futuristici, più innovativi o più spettacolari. Ma il calcio reale non è Football Manager: bisogna fare i conti con disponibilità, costi, tempistiche e ambizioni immediate.

E allora la domanda vera diventa un’altra: Allegri è una scelta più affidabile di Italiano o Palladino per un Napoli che vuole vincere subito e fare strada in Champions? La risposta, molto probabilmente, è sì.

Per un motivo preciso: Conte è un fenomeno nella ricostruzione, ma Allegri è storicamente uno specialista nel consolidamento. Quando arrivò alla Juventus nel 2014 trovò una squadra già fortissima costruita da Conte e invece di distruggerla o rivoluzionarla la rese ancora più matura, più europea, più cinica. Due finali di Champions non arrivano per caso.

E il Napoli di oggi assomiglia molto a quel tipo di scenario. Non è una squadra che deve rinascere dalle macerie. È una squadra che vuole restare al vertice in un campionato senza padroni e che, soprattutto, vuole cancellare la figuraccia europea della scorsa stagione.

Per questo, forse, non ha neanche troppo senso inseguire suggestioni “esotiche” o allenatori di laboratorio come Iraola, Hoeness o Fabregas. Sono profili intriganti, ma richiedono tempo, pazienza e un contesto disposto ad accettare qualche scivolone iniziale. Napoli, oggi, non sembra avere questa intenzione.

Il Napoli vuole una cosa sola: continuare a vincere subito.

E in quest’ottica Allegri, piaccia o no, è uno dei pochi allenatori italiani che offre garanzie immediate. Magari non farà innamorare gli esteti del calcio liquido, magari non sarà il tecnico da copertina hipster, ma è uno che sa gestire pressioni, spogliatoi e obiettivi pesanti.

E poi c’è un ultimo dettaglio che spesso viene ignorato: Aurelio De Laurentiis, in vent’anni di Napoli, sugli allenatori ha sbagliato pochissimo. Anzi, quasi nulla.

Per questo liquidare Allegri ancora prima di vederlo lavorare rischia di essere l’ennesimo processo preventivo tipicamente italiano. E Napoli, da questo punto di vista, purtroppo è maestra.

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