Balotelli clamoroso: “Voglio tornare in Nazionale, la Juventus…”

Dal palco del Festival dello Sport di Trento, organizzato dalla Gazzetta dello Sport, Mario Balotelli ha ripercorso la sua carriera tra successi, errori e aneddoti. L’ex attaccante di Inter, Milan, Manchester City e Nazionale ha parlato a cuore aperto, alternando ironia e riflessione: dagli inizi a Brescia fino ai rapporti con Moratti, Mourinho e Ibrahimovic, passando per il retroscena che lo portò a “tradire” la Juventus.

Gli inizi e l’approdo all’Inter

Balotelli ha ricordato i suoi primi passi nel calcio: “Ho iniziato a giocare a tre anni, per strada e all’oratorio. A Palermo ero troppo piccolo, ma a Brescia ho imparato davvero. Da bambino ero difficile, ma buono”.
Poi il passaggio al Lumezzane e il provino con il Barcellona: “Sono stato un mese lì, ma il club non voleva spendere per un quindicenne. Così ho firmato con l’Inter. Devo tutto a Moratti, mi ha dato fiducia e responsabilità a un’età in cui non era facile”.

L’Inter, la Champions e il gesto contro il Barcellona

Sull’esperienza nerazzurra: “Vincere la Champions League con l’Inter è stato un sogno. Quelle emozioni non le dimentichi”.
Sul celebre episodio del lancio della maglia: “Avevo 18 anni, non ero abituato a essere fischiato dai miei tifosi. È stato uno sfogo sbagliato, oggi non lo rifarei. Ma mi ha fatto crescere”.

Il retroscena Juventus-Milan

Balotelli ha rivelato un retroscena clamoroso: “Dovevo andare alla Juventus, era tutto fatto. Poi una notte, con Raiola, andammo a Milano e firmai con il Milan. Era destino. Lascio Manchester per tornare in Italia, ma invece di Torino finii in rossonero”.

La Nazionale e l’attaccamento alla maglia

Il discorso si è fatto più serio quando ha parlato dell’Italia: “Per me la Nazionale è sempre stata sacra. Oggi non vedo più quella voglia di difendere la maglia. Quando indossavo l’azzurro ero orgoglioso, rappresentare l’Italia mi dava forza”.
Sul futuro: “Un sogno? Giocare ancora una partita con la Nazionale”.

Rapporti e ricordi: Mourinho, Ibrahimovic, Mancini

Su Mourinho: “Con lui è stato come un rapporto padre-figlio, complicato ma pieno di affetto”.
Su Ibrahimovic: “Rompipalle, ma solo con chi gli stava a cuore. Voleva che tirassi fuori il meglio”.
Su Mancini e Prandelli: “Con Prandelli in Nazionale stavo benissimo, mi capiva. Mancini lo conosco da sempre, mi ha formato”.

Vita, famiglia e maturità

Balotelli ha parlato anche di sé fuori dal campo: “I figli ti cambiano, ti responsabilizzano. Con Pia ho un rapporto bellissimo, con mio figlio sto recuperando. Con Raffaella Fico oggi c’è rispetto e serenità”.
Sul futuro: “Mi alleno ogni giorno, aspetto la proposta giusta. Ho detto no all’estero, spero ancora in una chiamata dall’Italia”.

Razzismo e riflessioni finali

Sul razzismo: “È un problema che nasce nelle case, non negli stadi. Se un bambino manca di rispetto ai genitori, come può crescere nel rispetto degli altri?”.
E alla fine, un sorriso: “Interista o milanista? Ho sempre simpatizzato per il Milan, ma all’Inter devo metà carriera. Lì è iniziato tutto”.

Un Balotelli sincero, nostalgico e maturo, che tra confessioni e autocritica lascia aperta una porta: quella del cuore azzurro e, chissà, di un ultimo giro di campo.

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